Oggi vi parlo del caso di Aurora che come tanti pazienti ha sofferto per parecchi anni di mal di schiena, e in più quotidianamente combatteva con dolori diffusi in tutto il corpo, dalla cervicale alle anche, dalle spalle alle diverse articolazioni. Insomma non c’è stato mai un giorno senza il dolore.
Ti suona familiare?

Nel corso degli anni Aurora ha effettuato decine di esami diagnostici, senza riscontrare però nessun danno di tipo strutturale che potesse ricondurre al suo dolore, riportando solo comuni cambiamenti fisiologici dovuti all’avanzare dell’età come l’artrosi o la riduzione dello spazio tra le vertebre.

Ha consultato numerosi specialisti, senza aver avuto mai una diagnosi certa, alcuni medici parlavano forse di fibromialgia, altri di sindrome da stanchezza cronica, altri ancora di contratture muscolari, ma alla fine non è mai stato diagnosticata una patologia vera e propria.

Il dolore persistente può colpire ogni persona e inizia spesso da qualche evento traumatico o doloroso, curato in modo improprio.

Fisiologicamente il dolore acuto, di natura infiammatoria, dura circa due settimane e grazie ai meccanismi di auto guarigione del corpo, tende a scomparire da solo.
Se invece il dolore si mantiene per più tempo e il paziente inizia a ridurre la sua attività e il movimento, questo diventa un meccanismo perfetto per sviluppare il dolore persistente.

Diminuendo le proprie attività quotidiane, si riducono tantissimo anche la capacità di resilienza del corpo che come meccanismo di protezione genera rigidità articolare e muscolare.
Quindi il paziente sapendo che il movimento provoca il dolore adotta un comportamento che prende il nome di kinesiofobia (quando al dolore subentra la paura del movimento).

Il dolore persistente è una problematica ancora poca conosciuta perché in medicina spesso si è legati al concetto che ogni dolore deve avere una sua causa chiaramente identificabile in un esame strumentale, cercando la patologia nelle radiografie, nelle risonanze ecc.

Questo tipo di dolore può essere scatenato da diverse problematiche di natura muscoloscheletrica che, normalmente, dovrebbero risolversi entro un determinato tempo fisiologico di poche settimane ma che a volte, se si innesca qualche compenso maladattivo o il sistema nervoso diventa più sensibile, cronicizzano e si mantengono per più tempo.

La diagnosi avviene quando il paziente ha fatto diversi tipi di esami strumentali o analisi ma non è mai stata riscontrata un’alterazione strutturale riconducibile alla propria sintomatologia dolorosa. Molto spesso però il problema viene associato a ernie cervicali, lombari, artrosi e tanti altri cambiamenti strutturali che fanno parte della normale evoluzione del corpo umano e che spesso non hanno niente a che vedere con i sintomi del paziente.

Nella nostra struttura ci siamo specializzati nel trattamento e nella gestione del dolore persistente e abbiamo creato un percorso terapeutico adatto ai pazienti che vorrebbero risolvere o quanto meno essere in grado di controllare il proprio dolore.

Il primo incontro inizia sempre da un’analisi delle problematiche del paziente tramite un’accurata anamnesi per capire quella che è la sua storia clinica ed eventualmente tramite l’utilizzo di questionari validati scientificamente.
Successivamente vengono effettuati dei test tramite macchinari ad alta tecnologia come il D-WALL, che valuta la qualità del movimento e la presenza di eventuali deficit, o come il Walker View che ci permette di esaminare in modo preciso il cammino.
Confrontando tutti i dati raccolti, riusciamo ad avere un quadro completo della sintomatologia e in questo modo riusciamo stabilire un percorso terapeutico personalizzato e specifico per ogni paziente.

Nel caso di Aurora abbiamo iniziato il trattamento fisioterapico migliorando la mobilità articolare e rilassando la tensione muscolare della colonna vertebrale tramite l’utilizzo di terapia manuale in associazione alla terapia fisica, la Laserterapia ad alta potenza per ridurre l’infiammazione cervicale e la Tecarterapia per ridurre le contratture muscolari a livello lombare.
In questa prima fase ci siamo focalizzati soprattutto sulla riduzione del dolore e, una volta che si è ridotto, abbiamo iniziato a preparare la paziente alla fase successiva attraverso esercizi mirati, dove abbiamo lavorato principalmente sul controllo motorio.

La seconda fase, che è quella della rieducazione, è stata caratterizzata dall’esercizio terapeutico, cioè tutta una serie di esercizi e di movimenti eseguiti per migliorare la resistenza e la forza degli arti inferiori, degli arti superiori e dell’intera colonna vertebrale.

L’esercizio terapeutico è stato somministrato in modo preciso e mirato tramite un’esposizione graduale al carico carico perché in caso di pazienti che soffrono di dolore persistente è fondamentale il dosaggio dell’esercizio che, se svolto in una maniera sbagliata, può provocare un peggioramento della sintomatologia.

Aurora, attualmente, continua con i percorsi di mantenimento sviluppando sempre più forza e migliorando la qualità di movimento, perché ha capito che questo approccio attivo è diventato fondamentale nella sua vita.

Con il passare del tempo ha preso di nuovo confidenza con il suo corpo, imparando a fare di nuovo le sue attività quotidiane senza dolore come per esempio sollevare le buste della spesa, le confezioni d’acqua o semplicemente svolgere tutti i lavori casalinghi che come sappiamo richiedono molta forza e resistenza.

Tutto questo è stato possibile grazie ad un approccio attivo che le è stato proposto e che ha seguito costantemente e soprattutto grazie alla resilienza che ha sviluppato in questi mesi di fisioterapia.

È stato un percorso sfidante ma che alla fine sta portando a grandissimi risultati, cambiando completamente la qualità di vita.

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